Rugby

Luca Morisi: si ritira l’Azzurro numero seicentodiciannove. “Avventura pazzesca, porto con me la doppietta di Twickenham”

Foto di FIR

Il centro dell’Italia e delle Zebre Parma Luca Morisi, 50 caps e due Rugby World Cup disputate con la maglia azzurra, ha ufficializzato il proprio addio al rugby giocato al termine della stagione 2025/26.


Uno dei pezzi pregiato del vivaio milanese, classe 1991, numero dodici capace di coniugare doti tecniche non comuni a una grande fisicità, per dieci anni Morisi ha rappresentato una delle prime opzioni per il ruolo di primo centro della Nazionale, superando a più riprese alcuni gravi infortuni che - dall’asportazione della milza alla ricostruzione dei legamenti crociati - hanno segnato la sua carriera.


Figlio d’arte, cresciuto nel Rugby Milano, “Morris” è stato tra i primi atleti provenienti dal’Accademia “Ivan Francescato”, all’epoca di stanza a Tirrenia, a debuttare in Nazionale, seicentodiciannovesimo atleta nella storia a vestire l’azzurro.


Permit player per la Benetton Rugby giovanissimo nell’autunno 2011 e capace di mettersi in mostra giovanissimo nell’allora Celtic League con i Leoni biancoverdi, meritando un contratto per le stagioni successive, venne lanciato sulla scena dei test match, appena ventunenne, da Jacques Brunel nel giorno del debutto dell’Italia allo Stadio Olimpico di Roma in una gara del Sei Nazioni, sotto una Roma imbiancata di neve, contro l’Inghilterra.


E, proprio con l’Inghilterra, Morisi avrebbe disputato nel 2015 una delle sue migliori prestazioni in Nazionale, mettendo a segno due mete a Twickenham che racchiudevano, nella loro fattura, tutte le doti del trequarti milanese, rientrato da poco sulla scena internazionale dopo l’incidente di Cremona contro le Fiji, nel novembre 2013, che lo aveva costretto a sottoporsi a una splenectomia d’urgenza.


Fermato dalla rottura del crociato nel suo cammino verso la Rugby World Cup inglese dello stesso anno, Morisi sarebbe rientrato in azzurro tre anni dopo, sotto la gestione O’Shea, per prendere parte alla Rugby World Cup giapponese del 2019 e rimanendo stabilmente nel gruppo azzurro - nonostante una nuova serie di problemi fisici - per l’intero ciclo successivo e meritandosi un secondo viaggio iridato in Francia, nel 2023, ultima tappa del suo percorso internazionale: la cinquantesima e ultima apparizione in azzurro, infatti, è arrivata proprio contro i Bleus padroni di casa, a Lione, nell’ultima gara della fase a gironi.


Per dieci anni punto fermo della linea arretrata della Benetton Rugby, Morisi lascia il rugby giocato dopo aver disputato le ultime tre stagioni con la maglia delle Zebre Parma, chiudendo - dopo una breve parentesi ai London Irish - la propria carriera nella stessa città dove, con i Crociati Rugby, aveva debuttato a livello seniores nel massimo campionato italiano.


Andrea Duodo, Presidente della Federazione Italiana Rugby, ha rivolto il ringraziamento del rugby italiano a Morisi: “Ho visto Luca in campo molte volte con la Benetton, l’Italia e più recentemente con le Zebre: ho sempre apprezzato, oltre che il suo grande talento, la sua pacatezza e la sua incredibile resilienza, una qualità che gli ha permesso di superare una lunga serie di infortuni e di contribuire per oltre dieci anni alla causa azzurra ed a quella dell’intero movimento. A nome mio e del Consiglio Federale auguro a lui ed alla sua splendida famiglia il meglio per questa nuova fase della vita che sta per cominciare, e so che Luca la interpreterà con lo stesso spirito che ha mostrato sul campo e nei momenti in cui è dovuto stare lontano da esso”. 

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Luca Morisi ha dichiarato: “Ripercorro con il ricordo gli anni passati all’Accademia di Tirrenia, nelle Nazionali giovanili, gli allenatori ed i compagni che hanno diviso con me un pezzo di strada, i momenti difficili ed i momenti belli che caratterizzano una carriera. Li rivivrei tutti. E’ stato un viaggio incredibile, l’avventura che il Luca che ha lasciato Milano ormai quasi vent’anni fa poteva solo sognare. Il debutto di Roma sotto la neve, l’incidente contro le Fiji a Cremona e le due mete di Twickenahm contro l’Inghilterra sono forse i ricordi più forti, ma porto con me ogni allenamento, ogni scherzo, tutte le sconfitte e tutte le vittorie vissute con i ragazzi con cui ho condiviso lo spogliatoio di Milano, di Treviso, di Parma e dell’Italia. A loro, ed a tutti i tifosi che mi hanno sostenuto, alla mia famiglia che mi è stata vicino nei momenti più difficili, voglio dire grazie dal più profondo del mio cuore. E’ stato un viaggio pazzesco”. 


06/05/2026