Triathlon

Simon Heiden e Vittoria Bergamini vincono l'ICON Xtreme Triathlon 2026 di Livigno: ecco come è andata

Foto di Livigno Next

Quando, prima dell’alba, gli atleti si sono tuffati nel Lago di Livigno, il paese era ancora immerso nel buio. Le fiamme, il ritmo dei tamburi e l’acqua scura hanno accompagnato la partenza della decima edizione di ICON Xtreme Triathlon, una delle prove più estreme dell’endurance mondiale e uno degli appuntamenti più spettacolari dello XTRI World Tour.


Gli oltre 200 partecipanti, arrivati da più di 40 Paesi, si sono ritrovati sulle rive del lago per affrontare e vivere una giornata costruita attorno alla fatica, alla montagna e alla capacità di spingersi oltre il proprio limite. Culture, lingue e storie sportive differenti si sono incontrate sulla stessa linea di partenza, accomunate dalla scelta di misurarsi con una delle sfide più dure del calendario internazionale.


Nata nel 2016, la gara di Livigno fa oggi parte dello XTRI World Tour, il circuito che riunisce alcuni dei più prestigiosi extreme triathlon del mondo, dalle montagne della Norvegia alle vette dell’Himalaya, passando per Canada, Brasile, Colombia, Francia, Australia e altre destinazioni nelle quali il territorio diventa parte integrante della competizione. In questo contesto, la prova di Livigno ha costruito negli anni una propria identità, legata alla quota, alla durezza del percorso e al rapporto diretto tra atleta e montagna.


Dopo i 3,8 chilometri di nuoto nel Lago di Livigno, la gara è entrata nella sua fase più lunga e impegnativa. I 195 chilometri della frazione ciclistica hanno portato gli atleti attraverso le Alpi, affrontando oltre 5000 metri di dislivello positivo e una novità che ha reso ancora più dura la decima edizione: la doppia scalata del Passo dello Stelvio. Per la prima volta nella storia della gara, gli atleti hanno affrontato due volte uno dei passi più celebri delle Alpi, salendo da Bormio e tornando poi ad affrontare lo Stelvio dal versante di Prato allo Stelvio dopo il giro di boa posizionato poco oltre Glorenza. Una modifica che ha reso il percorso ancora più selettivo, aggiungendo circa 300 metri di dislivello positivo a una prova già costruita per portare al limite la resistenza fisica e mentale dei partecipanti.


Dopo la lunga frazione in bicicletta, la maratona conclusiva di 42,2 chilometri ha condotto gli atleti da Trepalle fino a Carosello 3000. Qui, a 3000 metri di quota, si trova il traguardo più alto dell’intero XTRI World Tour.


A vincere è stato il tedesco Simon Heiden, capace di una prestazione maiuscola, condotta interamente nelle prime posizioni, dalla frazione di nuoto fino all’allungo finale nella maratona, in cui è riuscito a contenere il rientro del francese Victor Lemasson, del Brest Triathlon, che grazie ad una straordinaria rimonta sulla bike è riuscito a strappare il secondo posto. Terzo lo svizzero Meik Randegger. Di assoluto rilievo il crono di Simon Heiden, autore di un eccellente 12:27:22.


Tra le donne, invece, trionfo per l’azzurra Vittoria Bergamini, che già nella frazione in acqua è stata in grado di scavare un solco tra sé e tutte le altre, e di mantenerlo fino al termine. Caparbia la tedesca Eva Dengler, prima delle inseguitrici, che ha chiuso al secondo posto, senza però mai insidiare il primato di Bergamini, prima al traguardo in 14:52:13. Chiude il podio la francese Marion Lieury, a testimonianza della marcata vocazione internazionale dell’evento.


Il podio racconta i vincitori, i tempi e le prestazioni. Il traguardo, invece, dice qualcosa di diverso. Chi completa l’intero percorso diventa automaticamente Icon. È questo uno degli elementi più trasformativi della gara: il valore dell’impresa non si misura soltanto dalla classifica, ma dalla capacità di arrivare fino in fondo dopo aver affrontato un viaggio fisico e spirituale, nel quale ogni fase della competizione mette alla prova il corpo e la mente.


Per arrivare a Carosello 3000 servono mesi di preparazione, allenamento e sacrifici. Servono capacità fisiche e tecniche, ma anche la forza di continuare quando la fatica rende ogni chilometro più difficile del precedente. E serve un support team, che accompagna ogni atleta lungo il percorso e condivide con lui le decisioni, le difficoltà e il momento del traguardo. La vittoria appartiene a chi arriva primo; l’impresa appartiene a tutti coloro che riescono a raggiungere la vetta finale. Forse è proprio questo il senso più autentico di ICON: scoprire sé stessi lungo più di dodici ore di fatica, dopo aver chiesto al proprio corpo e al proprio spirito qualcosa che, a prima vista, sembra irrazionale. Un pellegrinaggio che comincia ancora prima della partenza, nel coraggio necessario per iscriversi e scegliere volontariamente una sfida che appare oltre misura. E che trova la propria risposta nell’istante in cui tutto finisce: il corpo esausto, la mente liberata, la gioia pura di avercela fatta. Un momento insieme fisico e spirituale, nel quale la fatica si trasforma in una forma quasi assoluta di felicità e, attraversando quel traguardo, un atleta diventa per sempre Icon.


05/09/2026